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Heinrich e Thomas Mann a Palestrina


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Perché i fratelli Heinrich e Thomas Mann scelgono Palestrina come parte del loro soggiorno in Italia?
Durante l’epoca umbertina il viaggiatore straniero modifica i propri gusti, passando dalla semplice ammirazione romantica degli scenari naturali della Campagna o delle rovine della città eterna ad uno studio più approfondito degli usi e costumi di qualche cittadina nella provincia di Roma.
Nella Campagna di Roma, dunque, possono ricostruire il marchio di una grande storia. Questo accade grazie ad un prolungato soggiorno in una cittadina dei dintorni romani che avesse sia caratteristiche agrarie e feudali sia evidenti situazioni di dinamica dei ceti e di lotta politica.
Palestrina si prestava a questa analisi della campagna perché collocata su un’aspra montagna che dava l’idea delle antiche vicende medievali e delle lotte baronali in una società fortemente agraria.
Nel corso dell’ultimo decennio del secolo scorso Palestrina vive un periodo di profondi cambiamenti nonostante la esigua popolazione (circa 5000 persone) e la rigida struttura economica. La vita politica, non ancora strutturata secondo il sistema moderno dei partiti, risente della forte influenza del clero.
La vita politica e quella economica sono dominate da grossi latifondisti, boattieri, ceto di allevatori e un’esigua presenza di liberali che domina sulla scena intellettuale.
L’opposizione sociale è riservata a un gruppo di internazionalisti, attivi soprattutto tra gli artigiani (calzolai, fabbri, sarti, ecc…) e a contadini poveri.

"La piccola città"
In quest’opera di Heinrich Mann c’è tutto quello che non manca in una città vera: lo scontro sociale (competizione). Mancano però alcuni elementi presenti nelle città grandi: il numero di abitanti, l’estensione geografica, le prospettive, ecc… Non manca l’aspetto politico: grandi ideali e roventi passioni convivono insieme alla piccola quotidianità politica della clientela e della consorteria.
Nella piccola città occidentale troviamo il castello, quasi sempre diruto, e il mercato, nonché l’elemento risolutivo: il popolo.
Il ceto medio è la componente prevalente e più inquieta tra i signori e il popolo. Sarti, barbieri, farmacisti sono all’occorrenza gli animatori dell’incontro dell’arte con la vita.
Il Circolo dei liberali prenestini si riunisce al Caffè del progresso, contrapposto fisicamente a quello clericale, Caffè Sant’Agapito o dei preti.

I fratelli Mann frequentavano il bosco dei Cappuccini (come testimonia il Dottor Faustus), allora aperto al pubblico. Tappa obbligatoria era anche Villa Fiorentini, verso quell’occidente che tanto li incantava con i suoi tramonti.

Clima sociale e politico a Palestrina ai tempi dei fratelli Mann
Si desume dalle pagine della Piccola città che la piazza è il cuore e il termometro politico della città e le masse in repentino ondivago movimento sono le prime avvisaglie di una sinistra sociale che si va organizzando su nuove basi.
Il 21 giugno 1896 un gruppo di contadini e artigiani partecipa a un Congresso a Marino e fondano la Sezione Socialista di Palestrina.

Vita notturna di Palestrina
Il Caffè del progresso citato nell’opera corrisponde al Caffè della Fortuna di Camilletto Bonanni al n° 6 dell’attuale Piazza Regina Margherita.
In quegli anni gli esercenti predestini avanzano una richiesta curiosa alle autorità comunali: prolungare il già lungo orario di apertura dei pubblici locali, in quanto essi sostengono che “la città è continuamente frequentata dagli stranieri” (secondo la Seduta di Giunta del 3 gennaio 1903) e perché l’ultima corsa della diligenza arriva in piazza alle ore 20.00.
La richiesta viene accolta e i locali sono autorizzati a restare aperti dalle 3.00 fino alle 23.00 nel periodo che va da marzo a ottobre.


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