Nelle fasce agropastorali e tra i contadini più poveri era impossibile possedere due abiti completi, uno per il lavoro e l’altro per le feste e, quindi, si provvedeva, all’occorrenza, a sostituire alcuni elementi, come il cappello, la fascia dei pantaloni, la camicia. Durante il periodo fascista il costume popolare venne utilizzato come l’emblema della cultura popolare. I balli dopolavoristici e le parate furono uno dei mezzi di propaganda utilizzati dal fascismo per conquistare il consenso nelle campagne.
Il vestito delle donne prenestine di tutti i giorni era confezionato in casa con tessuti di canapa o di cotone, mentre il classico costume veniva indossato in ricorrenze ben precise: nascite, matrimoni, feste popolari del paese, Pasqua e Natale. Esso consisteva in: camicia (pullacca), gonna (varniello), busto, fazzoletto, copritesta, grembiule (zinnale), calze, orecchini, calzature.