Il santuario si articola in una serie di sei terrazze artificiali realizzate sul pendio di monte Ginestro, collegate da rampe e scale che permettevano ai fedeli l'ascensione verso l'alto, dove si trovava il tempio con la statua di culto.
L'edificio si imposta su una prima sostruzione in opera poligonale che rappresenta il basamento del complesso: gli accessi erano ai due lati di esso, costituiti da grandi scalinate che permettevano di giungere a delle vasche lustrali, arricchite da un portico tetrastilo antistante. Da questo punto era possibile accedere a due rampe ascendenti simmetriche, composte da un doppio passaggio, quello più esterno, forse riservato ai pellegrini, era coperto e volta con colonnato dorico e pavimentato in cocciopesto, quello interno scoperto e lastricato era invece destinato al passaggio degli animali sacrificali. Le rampe convergevano quindi su un largo ripiano dal quale era possibile ammirare uno splendido e inaspettato panorama.
Attraverso una scalinata assiale era possibile accedere alle terrazze superiori. La prima di esse denominata “degli Emicicli” costituiva uno dei poli essenziali del culto, essa presentava un portico con colonne doriche arricchito da due esedre simmetriche con colonnato ionico. Di fronte l'esedra orientale si conservano i resti di una base di statua e un profondo pozzo, in origine recintato da un'edicola circolare. La base di statua doveva sostenere l'immagine della dea Fortuna, che allattava Giove e Giunone, e la cui testa fu rinvenuta all'interno del pozzo. Si ipotizza che questo fosse il punto del santuario dove si svolgevano i riti oracolari di consultazione delle sortes: tavolette di quercia con lettere incise attraverso le quali i sacerdoti prevedevano il futuro.
La terrazza superiore detta dei “fornici a semicolonne”, composta da un'alternanza di vani aperti e chiusi, forse erano destinati a luoghi di ristoro per i pellegrini o a botteghe.
La scalinata centrale prosegue ancora fino alla terrazza sovrastante detta “della Cortina”, una vasta piazza racchiusa su tre lati da un porticato a doppia fila di colonne corinzie coperto con due volte a botte parallele; mentre la parte meridionale rimaneva aperta permettendo la vista della vallata.
Sul lato di fondo, il portico della Piazza della Cortina si trasformava in criptoportico al di sopra del quale sorgeva una cavea teatrale coronata da un doppio portico corinzio semicircolare.
Il santuario si concludeva alla sommità con un tempio circolare chiuso, la sua posizione dovrebbe corrispondere al punto in cui, secondo Cicerone , un olivo trasudò miele. Questo tempio conservava una seconda statua di culto che rappresentava la dea Fortuna nel suo aspetto di divinità giovanile e guerriera e che, secondo Plinio il vecchio, era in bronzo dorato.